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Fëdor Sologub – Il demone meschino

Dopo un’infanzia miserabile ha completato gli studi che lo hanno portato a diplomarsi all’istituto per insegnanti, professione che ha svolto nella provincia settentrionale russa per una decina di anni pur ritenendola insoddisfacente. In questo periodo ha continuato a scrivere poesie, il cui stato d’animo doloroso corrispondeva a quello del “destino malvagio” di Nekrasov. Nel 1892 si stabilisce a San Pietroburgo, dove la conoscenza dei poeti Minsky, Merezkovskij e sua moglie Zinaida Gippius, Bal’mont e Bely, lo avvicina al decadentismo simbolista. I suoi temi si rafforzano sotto l’influenza di Schopenhauer, dell’avversione verso il positivismo, affermando il concetto di un mondo inquietante incentrato sull’isolamento e sulla grettezza umana. Sempre nel 1892 inizia a scrivere Il demone meschino che completerà nel 1902. Pubblicato a puntate su una rivista la cui chiusura impedì l’uscita degli ultimi capitoli, verrà stampato come libro nel 1905, l’anno della prima rivoluzione russa.

Questo libro ha determinato quel periodo del primo novecento che ha posto le basi per la distruzione dei canoni della letteratura ottocentesca. Forse l’autore non ne era del tutto consapevole, ma il romanzo contiene nella sua struttura le caratteristiche di un dramma interno, causato dall’atteggiamento contraddittorio del suo autore nei confronti della potente tradizione russa del diciannovesimo secolo.

Per rivelare l’originalità artistica del libro, bisogna ricordare alcune caratteristiche fondamentali del realismo classico russo che qui sono reinterpretate, parodiate o contestate.

La letteratura classica russa professa la speranza. La convinzione è sempre che il futuro deve essere e sarà migliore del presente, ne deriva che per l’eroe si profila una nuova vita dove egli diventerà una nuova persona. Non esistono questioni irrisolvibili nello spirito di una filosofia della speranza: a) qualsiasi cosa sarà risolta attraverso una radicale trasformazione delle istituzioni, b) se la poniamo sul piano metafisico (Dostoevskij o Tolstoj), attraverso la scoperta di uno spirito universale. La filosofia della speranza si intreccia con il concetto di progresso sociale. La letteratura russa è caratterizzata da un atteggiamento critico nei confronti della realtà sociale e anche dalla ricerca di un ideale sociale, di giustizia universale. Il principio filosofico ed etico verità-bontà-bellezza è integrato all’identità verità-giustizia, da questa relazione segue che la verità è impensabile senza il bene. Nella tradizione russa il male non trionfa mai, la bellezza ad esso connessa dà origine alla bellezza demoniaca che non è una vera bellezza ma una maschera seducente, un inganno. La bellezza è indissolubile con la castità, perciò viene data preferenza all’amore spirituale, quello carnale è il più delle volte screditato, è più ironico che erotico. L’assurdo, il caos della vita, sono considerati dalla letteratura russa come fenomeni casuali, temporanei e inautentici, condizionati da circostanze di ordine sociale e psicologico che devono essere eliminate. In definitiva, tutte le parti del modello artistico creato dalla letteratura russa sono armoniosamente unite. La proiezione nel futuro, l’insoddisfazione del presente, la richiesta del cambiamento, sono fonte di energia rivoluzionaria e la letteratura russa è stata spesso sostegno ideologico dei movimenti di liberazione, ecco perché aveva diritto di parlare di tendenze negative, nichiliste, che emergono minacciose. Questo modello creato dalla tradizione realistica forniva risposte ai piani sociali, individuali e metafisici. A partire dal 1890 nasce e si sviluppa una corrente letteraria che mette in dubbio alcune delle disposizioni della tradizione. Le cause di questo declino sono da attribuire al simbolismo. Il demone meschino è la pietra miliare di questo superamento, l’alienazione dalla tradizione ha avuto luogo tra le sue pagine. Allo stesso tempo si avverte la connessione con Dostoevskij, Gogol, Cechov e l’influenza di Tolstoj.

Se si prova a leggerlo nella tradizione della letteratura realistica dà l’impressione di un’opera sull’assurdità della vita provinciale russa alla fine dell’ottocento. Se per vita s’intende la quotidianità terrena, dove Peredonov è posto sullo stesso livello di Oblomov, la cui vita assurda ci insegna che bisogna vivere diversamente. Ma Sologub non parla di questo. Lo sfondo è quello di una cittadina di provincia pettegola, crogiolo di calunnie e ferocia. Peredonov vive con gli altri immerso in una quotidianità generalizzata della vita, non esistono opposizioni per un’altra forma di esistenza, non c’è speranza verso il futuro. L’unica speranza espressa è quella che sappiamo sin da subito essere una truffa, un inganno. Tutte le azioni si svolgono in un’atmosfera generata da secoli di storia nazionale caratterizzata dal sapere locale o spirito russo come dir si voglia: le persone e le loro abitudini, i rituali, le superstizioni, la lingua, ma tutto reso in maniera caricaturale e poco lusinghiera. Il mondo materiale in cui vive Peredonov è particolarmente espresso dalla stupidità, condizione che caratterizza la totalità dei personaggi, che ridono, ridono molto all’interno di una sovrabbondanza di divertimento che fa un’impressione deprimente e la sua apoteosi è nella scena del ballo in maschera che quasi causa la morte di Sasha. In un mondo di stupidi la follia è la norma, Peredonov solo alla fine, quando uccide, verrà riconosciuto come pazzo, fino a quel momento è percepito come un membro della società un po’ eccentrico.

Nel raccontare la storia d’amore tra Lyudmila e Sasha si dovrebbe tornare alla tradizione russa e cosa avrebbe fatto un narratore tradizionale? Avrebbe condannato Lyudmila e pianto per la povera vittima. Qui invece il narratore viola le leggi della decenza e quelle letterarie, acquisisce i tratti di una sensualità espressa schiettamente. L’enfasi è collocata sulla proibizione della passione, sul fatto che solo la passione proibita può portare al vero piacere. L’erotismo de Il demone meschino ha una funzione liberatrice, tuttavia nel racconto rimane impossibile e da nascondere, ma c’è, è insolito, ramificato e ben lungi dall’essere limitato a Lyudmila e Sasha. C’è il motivo dell’incesto tra Peredonov e Varvara che sono cugini, i pensieri di Peredonov verso la principessa che si tingono di gerontofilia, ci sono le azioni sadiche tra Lyudmila e Sasha.

Un’altra smentita rivolta alla tradizione riguarda l’ammirazione per la donna russa. Sologub ha ritratto donne ubriache, spudorate, lussuriose e ingannatrici. Era un misogino? Lo si potrebbe credere se i suoi personaggi maschili non fossero così pessimi.

L’immagine della Russia creata da Sologub è quella di un paese senza futuro. Le radici del peredonovismo vanno cercate dovunque, sono determinate dal regime reazionario ma anche dalla coscienza liberale che, priva di metafisica, acquisisce un carattere distruttivo, nichilista. Come a dire: la vita sociale è menzognera e dannosa, per sfuggire alla sua inautenticita non va cambiata ma superata.