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Jaroslav Hašek – Racconti

Una stella a cinque punte è la rappresentazione della prosa per Bohumil Hrabal, formata da Kafka, Klima, Deml, Wiener e come prima punta da Jaroslav Hašek che ha dato senso a una certa esistenza che si può osservare a Praga per colui che non ha niente da perdere e che si trova in situazioni dove a chiunque gelerebbe il sangue. Complicato è il contesto in cui poterlo collocare sul piano stilistico: humour nero, racconto storico/umoristico, satirico denso di scetticismo o qualunquismo anarcoide? È altresì difficile inserirlo tra quelli che scrivono fuori e contro la società e le sue idee, ne nega i valori ed è anche contro quelli della tradizione letteraria ma definirlo un “maledetto” vorrebbe dire situarlo tra i romantici rivoluzionari o intellettuali colti e dada, lui maledetto e dada lo è, però sui generis. È ignorato e osteggiato, incompreso, dicono sia trascurato nello stile, non ha una bella forma ed è senza regole, non è un prodotto intellettuale e non è poetico, in realtà non è vero che sia incolto, semplicemente la sua cultura non coincide con quella alta. I suoi racconti sono carichi di humour antiistituzionale, humour plebeo, presurrealista, ma dove non è alle prese con l’ideologia borghese e le istituzioni è ricco di humanitas, è intimo e sorridente (es. Il giuramento di Micha Gamo). Al momento giusto, nel 1918, fu anche capace di impegno politico e ideologico a sfatare la leggenda del suo essere qualunquista.

Maledetto perché è contro, fuori, pieno di rabbia malgrado il ghigno, di questo è fatto il suo mito che egli stesso alimenta conducendo una vita durissima, da irresponsabile, all’insegna della libertà scatenata ma accompagnata da tristezza e anche da tragedie. La sua vita singolare e attraente, straordinariamente rischiosa perché ricca d’incognite è significativa per ricostruire non solo il contesto sociale e psicologico ma anche quello letterario, elementi indispensabili per comprenderlo anche se mai sino in fondo, perché rimane sempre un’impenetrabilità. Hašek è irriverente nei confronti delle istituzioni, della chiesa, degli insegnanti, quando scopre l’inclinazione letteraria comincia a scrivere racconti sarcastici che ridicolizzano vari personaggi a cominciare dal rettore dell’Accademia che frequenta, portato in giudizio si fa beffe anche del giudice. Comincia e conclude in fretta svariati lavori, vagabondaggio e ubriacature in osteria lo portano ad avere spesso problemi con la polizia. Scrive su vari giornali e su quello di zoologia per noia inventa scoop sensazionali su balene sulfuree, pulci paleozoiche e lupi mannari con pedigree. Licenziato fonda un istituto cinologico in cui raccoglie cani randagi che dopo opportune modifiche, tipo tintura del pelo, vende come cani di razza. Le sue imposture lo portano dinanzi ai tribunali, forse tenta il suicidio gettandosi da un ponte, magari è un’altra delle sue provocazioni, di sicuro viene internato per curare l’alcolismo. Dimesso fonda il “Partito del progresso moderato nei limiti della legge” e durante i comizi il pubblico è invitato a fare domande, la prima gratuita le altre dietro pagamento di una pinta di birra. L’intento è osteggiare l’odiata monarchia asburgica e i partiti progressisti che con la moderazione vorrebbero portare i cechi verso l’indipendenza. Alle elezioni ottiene 38 voti ma la sua fama cresce nelle osterie. Quando nel ’14 scoppia la guerra cambia identità per fuggire alla chiamata, quando viene arrestato nell’interrogatorio dice di averlo fatto per tastare l’efficienza della polizia. Ammesso alla scuola per la formazione degli ufficiali sono talmente tanti gli episodi di indisciplina che lo espellono lo incarcerano e lo inviano in un centro d’addestramento che gli fornisce un sacco di materiale per il suo Svejk, il soldato cretino. Spedito al fronte in Galizia si arrende ai russi che lo spediscono ai lavori forzati e lì, come volontario nelle legioni ceche che combattono a fianco dei russi, il suo ruolo sarà reclutare e fare propaganda antiaustriaca. La rivoluzione d’ottobre lo porterà a schierarsi per l’appoggio ai soviet nella speranza di raggiungere l’indipendenza dall’Austria. Accusato di alto tradimento si nasconde nei villaggi del Turkestan fingendosi il figlio scemo di un colono tedesco. Grazie all’intercessione di importanti personalità della sezione ceca dell’Armata Rossa eviterà nuovi arresti e sarà incaricato di organizzare la propaganda rivoluzionaria. Dal 1920 divulga l’importanza della Terza Internazionale, entra in contatto coi comunisti cinesi, redige riviste in tedesco, inglese, burjato mongolo e cinese. Finalmente può tornare in patria dove è accolto con freddezza anche dagli altri scrittori cechi, in più, con un’accusa di bigamia che gli pende sul capo è continuamente sorvegliato dalla polizia. La sua situazione economica è disperata, si sente odiato perciò riprende a bere, sono solo gli amici a soccorrerlo. Nel ’22 trova un accordo con un editore che gli consente un compenso regolare che gli permette l’acquisto di una casa, malgrado la sua salute peggiora giorno dopo giorno non riesce a smettere di bere e nel 1923 a soli trentanove anni muore.

Il buon soldato Svejk

I racconti traggono spunto dagli avvenimenti della sua vita reale e dall’ambiente circostante, mediante una visione irriverente e grottesca narra la psicopatologia della vita quotidiana. Narra storie su casi giudiziari paradossali, fatti quotidiani diventati bizzarri perché compiuti da personaggi stravaganti, vicende bibliche che riportate nella loro oggettività perdono sacralità e senso di ordine assoluto, accadimenti di guerra di gerarchie militari e poliziesche tutte insensate e assurde. L’eccezionale è che ogni avvenimento o avventura è folle idiota o scriteriata senza dirlo mai direttamente, ma ogni cosa è scritta.

Il processo a Cam figlio di Noè Cam ha trovato suo padre Noè ubriaco e seminudo addormentato in giardino e poiché non l’ha coperto è accusato di infrangere il quarto comandamento. Il peccato del parroco Andrea Nel suo libro De retractatione vel librorum recensione, Agostino ha definito eresia la fede negli antipodi. Per il fatto di appartenere agli antipodi, anche la fede nell’esistenza dell’Australia significa reato di eresia, aggravato dall’imputato parroco Andrea con la spedizione di una lettera al fratello a Sidney, Australia, agli antipodi. Su un censore Quando uno fa la fatica di cercare in 500 pagine le singole frasi da incriminare e di comporle poi in modo che si possa accusare uno scrittore. Il piccolo bisogno e la giustizia “Noi dobbiamo indagare accuratamente in che misura voi abbiate danneggiato l’amministrazione cittadina col vostro comportamento. Non ricordate per caso quanti decimetri quadrati di selciato avete asperso? ” “Per tre anni ho ricevuto convocazioni perché andassi a farmi detenere per sei ore”. Racconto sulle cimici Ogni prigioniero politico aveva in media cinquemila cimici, otto custodi, un custode capo, un ufficiale e un settimo di direttore in quanto i prigionieri erano sette, le cimici trentacinquemila, i custodi cinquantasei, i custodi capo sette, gli ufficiali sette e il direttore era uno. Le proteste per le cimici ebbero il solo effetto di produrre anziché pulizia un’interpellanza presso il ministero della Giustizia da parte del direttore, che ottenne come risposta l’informazione della convocazione di un congresso di giuristi per trattare la questione e un questionario da compilare con domande su quale fosse il tipo di riproduzione delle cimici, sull’influenza che queste hanno sui detenuti, se sono stati osservati casi di tortura su cimici gravide, in caso affermativo come si era comportata l’autorità religiosa del penitenziario. La piccola orfanella e la sua misteriosa madre Dove le edizioni dei giornali con articoli sempre più sensazionalistici, oramai da rubrica fissa, se ne occupano al solo scopo di guadagnarci sopra. Il rapinatore omicida in tribunale Nella sala delle udienze l’eccitazione è grande, ogni seduta è uno spettacolo. Le brutalità raccontate eccitano il pubblico, le signore mandano bacini ai giurati e questi scrutano con aria sanguinaria l’imputato, il quale dopo la sentenza di condanna a morte mediante impiccagione emise una flatulenza, che non fa parte delle maniere della buona società. La misteriosa scomparsa del profeta Elia Elia gira per la Palestina accompagnato da due orsi che aizza contro due ragazzini che lo prendono in giro. I genitori di uno si rivolgono al tribunale per ottenere il risarcimento, perché questo sia il più alto possibile esagerano sui danni materiali, dichiarando che il ragazzo per non sentire freddo indossava diciannove camicie, diciannove cappotti, diciannove calzoni, aveva con se diciannove monete d’oro e per sapere sempre che ora fosse portava diciannove orologi. Quanto misurano di collo I commissari di polizia Sliva e Klabicek erano uno nero e l’altro biondo. Stavano sempre insieme e facevano insieme una specie di bandiera giallonera vivente. Il commissario Klabicek aveva oltretutto i baffetti rossi, sicché insieme ai baffetti era il tricolore pantedesco: nero rosso giallo. La scienza chiama questo fenomeno mimetismo. L’animale si adatta col colore all’ambiente in cui vive. Tentativo di intrattenimento astinente ovvero una serata americana Una gentile signora americana con idee proibizioniste tenta di educare alla sobrietà con giochi di società, è tale l’ottusità del proposito che non si accorge di quanta birra circola lì intorno e neppure di come sia finita cavalcioni sulle ginocchia di un partecipante. Unimpresa onesta “La gente è scema”, continuò a filosofeggiare “più è grossa una stupidaggine e più mette mano alla tasca per poterla vedere”. Così costruisce una baracca vuota e buia con un’entrata e un’uscita, dove la gente entra sfila ed esce liberata per aver visto una meraviglia indimenticabile fatta del niente assoluto. Gli orecchi di S Martino di Ildefonso Gli furono tagliati perché non voleva rivelare al re Alfonso la confessione della regina Isabella. Si tratta di un santo martire inventato così come Santa Margherita Nera, la cui immagine collocata all’interno della cattedrale di Siviglia era venerata perché le sudavano i piedi e i fedeli per una modesta somma potevano leccare quel sudore. S. Martino era stato inventato dall’Inquisizione per arginare il fenomeno dell’eresia. Comandante della citta di Bugul’maE scosse la polvere dai suoi piediChen-ssu la verità supremaIl bravo soldato Svejk Tutti relativi all’esperienza di guerra e alla sua follia assurda. Guida al nulla Itinerario al viaggio dentro le bellezze del nulla, dove non c’è niente e dove i ringraziamenti doverosi vanno allo sconosciuto vagabondo che in quel luogo dove non vi sono monumenti né bellezza nei dintorni, stava disteso sull’erba con una bottiglia di acquavite e mi fece notare che anche lì si stava bene.

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Bohumil Hrabal – Opere scelte

-Io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero non si scioglie in me come alcol, si infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola nelle vene fino alle radicine dei capillari.- Una solitudine troppo rumorosa

Esattamente così, non si legge Hrabal, si sorseggia, all’inizio anche un po’ faticosamente per quelle liriche riflessive, impressioniste, dove prevale la metafora e il decorativismo. Poi pian piano si diventa più pratici delle sue associazioni e quando sono arricchite da maggior lirismo allora è fatta, ti si scioglie dentro. Si comincia con i versi delle poesie in prosa d’ispirazione apollinairiana, il surrealismo lo aiuta ad ampliare lo spazio immaginativo dei suoi contenuti che sono e saranno sempre gli stessi, gli ambienti e le persone che frequenta nelle osterie, nelle fabbriche e in ferrovia che gli forniscono un’infinità di materiale. Passato il periodo della sperimentazione, il “trascrittore”, così si autodefinisce considerando la sua una scrittura che registra linguaggi e fatti di vita che gli accadono attorno, comincia ad usare espressioni originali e slang con l’obiettivo di riprodurre lo splendore e la grettezza di un microcosmo, dove ci sono vite tempestose in mezzo alla banalità e al di fuori della Storia. Narra vicende che si susseguono senza sosta come tanti microracconti, pagine di narrazioni drammatiche, altamente umoristiche, sentimentali, con continue citazioni di scrittori e filosofi, con discorsi sconclusionati, scombinati, dadaisti, assurdi eppure tremendamente lirici, alla Chaplin. Sono stramparloni coloro che possiedono la capacità di essere logorroici, di ingarbugliare se stessi e i fatti in un intreccio di parole e di atti stupefacentemente belli. Sono persone comuni o appartenenti al gradino più basso della scala sociale, ma sono quelli che spesso dicono di più con le loro esperienze profonde, accadute in ambienti duri, disumani, che fanno scaturire la giocosità e una posizione etica a partire dal ridicolo. Il suo realismo magico è apolitico e non ideologico, a-morale per come riporta la spontaneità senza senso di colpa della sfera erotica, senza vergogna, fanno parte del Ludibrionismo, di quelle cose che si designano come oscene o dileggi. La meraviglia è il carattere lirico che illumina i suoi testi, il rispondere ridendo alle tragedie non è sarcasmo, non fa passare sotto silenzio la tragicità ma svela l’ambivalenza particolare della sua intrinseca complessità.

In Hrabal ci sono cose intellettualmente importanti e stilisticamente belle ma ogni lettore decodifica a suo modo rischiando la banalizzazione e l’idillio, come ho fatto io che ho raccolto frammenti di evocazioni commosse alla luna.

La bella Poldi -……quando la luna folle rispecchia i riflessi dei suoi riflessi anche l’aria è imbrattata di lei……Così tra due lune-grembi risplendè la luna della mia vita………E ridivenni sole e la mia morte semplice luna del mio volto.

Mortomat ….amarsi su una panca al chiaro di luna, ora felice.

Caino…..Gli occhi di lei erano chiari e indulgenti e aveva il colletto pulito come la mezzaluna che stava spuntando in quel momento.

Gli stramparloni……oramai era buio e sopra il querceto era spuntata la luna, una enorme luna gialla, e si rispecchiava fino a me, stavo seduta su una pietra e con le gambe sguazzavo nell’acqua in cui si rispecchiava quella luna gialla e poi mi sono lasciata scivolare nell’acqua e ho nuotato in quell’acqua d’ottone, mi piaceva nuotare nel riflesso della luna, smuovere con la mano quel colore metallico, e se alzavo un braccio ce l’avevo di ottone……..La ragazza delle ninfee ebbe un tremito fino a dove sarebbe volata se si fosse staccato il seggiolino? Forse fino in mezzo al fiume, dove avrebbe mandato in frantumi la luna che vi si rispecchiava. …..La luna era appesa sopra la città e nella fontana il getto d’acqua giocherellava con la pallina bianca da ping pong…….”Vede quella luna storta”……Attraverso i rami la luna illuminava i polsi ammanettati. Il guardiano era fermo vicino alla panchina, macchiata di luce bianca, e gridava:”Non ve ne andate ancora! Guardate questa bella notte! Questa luna storta……

Treni strettamente sorvegliati …….Sulla luna passò una lunga nuvola e cominciò a fioccare neve ghiacciata. …La luna affiorò da quella nuvola di neve e nella notte gelida le piane dei campi scintillavano. …La luna era nascosta dietro una nuvola beige dalla quale fioccava così fitta la neve, eppure quella piccola nuvola si vedeva sempre. ….Strappai quella catena alla quale si teneva il morto, e alla luce della luna vidi che era un piccolo medaglione…..

Inserzione per una casa….bolle di silenzio salgono fino alla luna che si esercita al trapezio della notte.

Ho servito il re d’Inghilterra….. Fra passeggiate nel parco per le notti di luna….Ora stava correndo per il giardino inondato dalla luce della luna….Prese a dondolare come una sedia a dondolo e guardava quel ramo disegnato sulla falce della luna.

Un tenero barbaro…Salimmo per la via crucis alla chiesa in rovina. La luna splendeva, e così percorrendo il viale dall’ombra profonda degli alberi frondosi passavamo nella calce della luce lunare….Poi Vladimir tastò il cancello e senza far rumore lo aprì. Entrammo nella chiesetta diroccata, attraverso un foro nel muro splendeva la luna. …..la luce della luna nella chiesa era accecante. ….Poi allungò una gamba, con la punta della scarpa toccava la luce perpetua senza luce e faceva dondolare quel vasetto decorativo appeso a tre catenelle chiazzate in modo che entrasse nella luce clorata della luna e si accendesse, fino a diventare accecante…..il pendolo dell’eternità scompariva nelle tenebre sempre come un uccello notturno, ma quando compariva nella luce della luna, il vasetto si accendeva come uno stupendo fagiano, come l’araba fenice, per un momento rimaneva immobile, quando raggiungeva la fase culminante, per la forza di gravità e il movimento naturale della scarpa di Vladimir tornava nel buio. E l’intero meccanismo, fissato al soffitto con una catenella, cigolava tenero, perché i cerchietti si strofinavano rugginosi l’uno contro l’altro come i dischi di una spina dorsale malata.

Una solitudine troppo rumorosa…..Sulla testa gli misi quel suo berretto da ferroviere che stava appeso alla cabina e andai a prendere Immanuel Kant e tra le dita gli aprii quel bel testo, che mi ha sempre commosso…Due cose riempiono il mio animo di un’ammirazione sempre nuova e crescente. ….il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me….Poi però ci ripensai e sfogliai le frasi più belle. …del giovane Kant. ..quando la luce tremolante di una notte d’estate è piena di stelle tremolante e la luna è immobile nel plenilunio, vengo lentamente risucchiato in un’altra sensibilità piena di amicizia e di disprezzo pel mondo e per l’eternità. ….E mentre il vecchio artista stava sulla scala e lottava per raggiungere l’espressione del volto alla luce della luna, che era sbucata e splendeva per indicare la via dello scalpello all’artista…..Per la scala scendevano le scarpine bianche e i pantaloni bianchi, mentre la mantella azzurro chiaro si fondeva con la notte di luna come se scendesse dai cieli…….Piume in pietra, piume che mentre partivo brillavano là nella luce della luna come due finestre illuminate di un castello stile impero nella profondità della notte.

Luttobello ….Non avevo altro desiderio che avere a casa simili lampioni parlanti…protendere le braccia e meravigliarsi della luce verdazzurra che somiglia alla luce di una notte di luna, quando la luna piena mi faceva sempre alzare dal letto e io protendevo a quella luce braccia e gambe, sentivo che quella luce aveva anche un peso, come se dall’alto venisse versata farina o polvere di stelle. E tutto nella stanza è come un sogno e si cammina sulle punte dei piedi, perché la notte di luna mette paura….

La notte dei bucaneve…..Un boschetto di betulle..e il prato dietro i tronchi d’albero biancheggiava e si levava una nebbia e su tutto sbirciava la luna, ma una luna così stupida da esser magnifica come un deficiente. ….Una panchina verniciata di bianco e la luna si specchiava sul piano e la ragazza si sedette su quella luna…

Quadernetto dell’attenzione che non distingue…Verso il sole ho la stessa possibilità reale di prendere tra gli ultimi ramoscelli protesi la rugiada che cade, la pioggia le stelle e tutte le fasi della luna di notte….-Tra tutti gli strumenti quello che preferisco è l’ago. Al posto della testa ha una cruna in cui si infila il filo, e così con quell’ago si cuce. A volte quando guardo in alto una notte di luna ho la precisa sensazione che qualcuno mi infili la luce della luna nella cruna dell’occhio dentro la mia testa. A volte quando chiudo gli occhi ho la sensazione che qualcuno mi infili dall’alto tutti i pensieri belli nel cervello, e così vengo a conoscere cose di cui non so nulla-…….Ogni cosa che mi venga incontro sempre mi colpisce, mi terrorizza, mi distrugge a tal punto con la propria bellezza che non sono capace di fissarla negli occhi, qualsiasi cosa mi venga incontro, tutto è più forte di me, ho bisogno sempre di riprendermi, di risollevarmi da un breve svenimento non solo per le persone, ma per esempio anche quando la luna balza sopra i prati nuovi mi colpisce, talmente che non sono in grado di guardarla, devo guardare prima a sinistra, poi a destra, e soltanto dopo con smisurata agitazione la fisso negli occhi, per abbassare gli occhi un secondo dopo, come se mi lanciasse un’occhiata una bella donna della quale so per certo che se mi rivolgesse la parola comincerei subito a straparlare, e nello squilibrio del discorso ci vuole molto tempo prima che torni tranquillo. Allo stesso modo vengo confuso da un bel fagiano, da una capriola che con riverenza si alza se la sorprendo distesa nel mio giardino, il mio primo desiderio è di schizzare via dalla fonte della mia commozione, scappare e portare con me l’impressione che mi scorre addosso come un amore a prima vista, allo stesso modo quando vedo un bel porcinello rosso sotto le betulle, guardo subito da un’altra parte, sono tutto tremante, mi agita tanto quel primo sguardo così prezioso proprio come un campo di frumento ondeggiante, come un bel cavolo rivestito di mercurio, come i fuscelli di una pannocchia. Dev’essere per il fatto che con quel primo sguardo d’amore penetra dentro di me l’essenza di ciò che vedo, ma io in quell’attimo per un momento divento, irrompo nella cosa appena vista. Dovrei essere uno spaccone, dovrei essere un ganzo, ma sono un umile amante impaurito dalla bellezza che in ogni cosa mi è venuta incontro. Perciò gusto ogni cosa solamente quando è tardi, soltanto dopo, quando le immagini tremolanti si placano ….Non mi sazio mai di guardare i gatti che giocano con la luna……..

Il manuale di un apprendista stramparlone….Sono un estimatore del sole nei ristoranti all’aperto, un bevitore della luna che si specchia nel selciato bagnato.

Il flauto magico…….Sere di luna, sere cineree, un tempo ero giovane e ogni cosa era diversa…Sarà una notte fredda e ci saranno le stelle, e di scorcio dalla mia finestra al quinto piano stasera vedrò la falce della luna….-P.S. E a casa mi sono messo a sfogliare la conclusione del terzo capitolo della Terra desolata di T.S. Eliot e dal quinto piano l’ho letta alla luna….

Luragano di novembre…..Cara Dubenka sono a Kersko e dietro i boschi è spuntata la luna, è forse il quinto giorno dopo il plenilunio, fa freddo e la luna è come una grossa scheggia di una vetrina, è di un pallido arancione. …..